Dwyane Wade e LeBron James, Cleveland Cavaliers

Cleveland Cavaliers, alla ricerca di nuovi equilibri




Nell’approcciare l’analisi sui Cleveland Cavaliers ho voluto aspettare di vedere le prime uscite ufficiali della squadra contro Boston, Milwaukee e Orlando. Non tanto perché mi aspettassi grandi indicazioni (che sono comunque arrivate e le svilupperemo poi) sul gioco della squadra dopo tre sole partite, ma per aiutarmi a decidere il “taglio” da dare a questo pezzo. Dovrei provare a descrivere i Cavs che credo saranno almeno fino al ritorno di Isaiah Thomas (a meno che non cambino qualcosa nel mentre) o i Cavs che credo potenzialmente potrebbero/dovrebbero essere già da subito?

La differenza fondamentale tra le due opzioni si riduce ad un discorso di spaziature, e per questo è stato interessante capire le rotazioni di Coach Tyronn Lue.

In effetti, pure la scelta del quintetto iniziale Rose (Calderon contro i Magic dopo l’infortunio di Derrick)-Wade-Crowder-James-Love sembra dimostrare una attenzione particolare dello staff tecnico al discorso “spaziature”. Lo spostamento di Love nel ruolo di centro serve proprio a cercare la quadratura di un cerchio che secondo me rimarrà invece “cerchio” a lungo (con questi interpreti), essendo lo Spacing% di questo quintetto davvero basso, solo 33,3%. Non che servisse l’analisi statistica per dimostrare che giocare con Wade e Rose insieme non fosse esattamente la stessa cosa della scorsa stagione in termini di spaziature. Gli imbarazzi offensivi dei 2 minuti concessi (a causa di un problema di falli per Love) al quintetto Rose-Wade-Crowder-James-Thompson (10% di Spacing%…) nel 1° quarto contro i Celtics sono stati l’apice del problema.

Per contestualizzare e capire meglio il cambiamento in negativo avuto, il quintetto dello scorso anno (Irving-Smith-James-Love-Thompson) garantiva uno Spacing% del 76,6%.

E proprio in questo sono stato negativamente sorpreso da Lue nella prima uscita. La vera differenza tra i Cavs che saranno e quelli che potrebbero essere è la gestione dei minutaggi di JR Smith e di Kyle Korver, che a mio avviso dovrebbero essere ben più consistenti dei 20 e dei 6 minuti rispettivamente giocati contro Boston.

LeBron James, Derrick Rose e Kevin Love

LeBron James, Derrick Rose e Kevin Love, tre quinti del nuovo starting five dei Cavs

Aspettando Thomas, si può anche partire con Wade e Rose in quintetto (non appena quest’ultimo tornerà disponibile), ma JR Smith o Korver (ne parleremo dopo quando arriveremo ai singoli) devono essere per forza mandati in campo in maniera consistente. In questo senso, molto meglio la partita giocata contro Giannis Antetokounmpo e soci.

È evidente come un quintetto Smith-Crowder-James-Love più uno tra Wade e Rose non solamente sia stato uno dei motivi dello strappo che i Cavaliers hanno provato a dare alla partita nel 2Q nella prima gara, ma pure statisticamente si avvicina (come spaziature) a quello comunque molto efficiente offensivamente dello scorso anno (75/80% di Spacing% rispettivamente con Rose/Wade). Lo stesso discorso vale poi per quanto visto in Cavs-Bucks, questa volta con Korver in campo.

La scelta di spostare Love è quindi certamente una mossa intelligente, ma rischia di restare un’idea compiuta a metà se mancherà il coraggio nella gestione di Wade e Rose.

Rispetto alla stagione scorsa è quindi necessaria una gestione più attenta dei talenti a disposizione per rendere al meglio. A titolo esemplificativo: non ha senso concedere 6 minuti a Korver vs Boston per metterlo a farsi maltrattare da Smart in post in fase difensiva, senza oltretutto sfruttare minimamente le sue opzioni offensive. Molto più intelligente la gestione nella seconda uscita, contro i Bucks, a prescindere dai soli canestri segnati.

In generale comunque, entrando finalmente nel vivo della nostra analisi, non è detto che la rivoluzione a roster dovuta alla scelta di Irving li abbia depauperati di talento.

Vediamo qualche singolo nel dettaglio per una analisi più esaustiva.

Se è certamente presto per valutare l’impatto che avrà IT (che comunque qualcosa lo scorso anno ha fatto vedere, e per il discorso sulle spaziature che facevamo prima può diventare la vera chiave di volta della stagione), già le sole aggiunte di Jae Crowder e Jeff Green sono innesti importanti:

  • Green è un talento che finora non ha mantenuto le promesse, ma le sue qualità da bloccante e da tagliante (soprattutto contro giocatori più lenti di lui) ne fa un ottimo candidato al ruolo da 4 in rotazione, minuti che probabilmente si contenderà con Channing Frye. Il fatto che i due siano giocatori con caratteristiche quasi opposte (Green viene da una stagione con le peggiori stats in carriera al tiro) è un valore aggiunto al roster a disposizione del coach, che vedremo come verrà sfruttato.
  • Crowder copre uno spot a roster che fino alla scorsa stagione era di Richard Jefferson (e sappiamo quanto sia stato importante RJ nelle ultime stagioni in Ohio, soprattutto in quella del titolo), con la differenza che il nuovo acquisto ha 27 anni ed è nel prime della sua carriera. Aggiungere un giocatore dal tiro affidabile e così bravo off the ball come Jae nella squadra di James e Rose è come trovare il pezzo mancante del puzzle. Anche difensivamente il cambio Crowder-Thompson permette ai Cavaliers di cambiare pelle, alleggerendo il lavoro di James e permettendo a Love di rimanere nella sua comfort zone difensiva vicino al ferro.

Pure le perplessità che nutro su Wade e Rose in realtà non sono tanto sui singoli, quanto relative alla loro gestione. Le abilità di tagliante di Wade e le penetrazioni di Rose sono infatti due opzioni offensive che si incastrano benissimo nell’idea di gioco di Lue, a patto che (questo il paradosso nella gestione) uno dei due non sia in campo al fianco dell’altro, sfavorendo così il gioco del compagno.

Di questo abbiamo già parlato, ma vorrei aggiungere un particolare che coinvolge un altro membro della squadra. Spostandosi nel ruolo di centro, avere un tagliante efficace come Wade (o Green) permette a Love di tornare a giocare maggiormente dal gomito spalle a canestro come ai tempi dei Minnesota Timberwolves, dove si era imposto come uno dei migliori lunghi passatori della lega.

Cedi Osman, Cleveland Cavaliers

Cedi Osman, un’aggiunta più importante di quanto se ne dica per il futuro della squadra

Spostandoci ai margini della rotazione, non credo che Jose Calderon e Cedi Osman avranno moltissimo spazio, se non per qualche DNP dei compagni più utilizzati. Certo, lo spagnolo potrebbe trovare minuti visto l’infortunio di Rose, ma dalle indicazioni avute con lui in campo nella sfida contro i Magic sembra probabile che Lue decida di affidarsi a qualche altro esperimento. Spostandoci adesso sul turco, due parole sono indubbiamente da spendere. Il gioco in transizione è sempre più importante nella pallacanestro moderna e il PACE medio sembra aumentare di stagione in stagione. Osman è un talento in questo senso, e studiare da LeBron James non potrà che fargli bene.

Per concludere, più che Iman Shumpert e Tristan Thompson, che saranno chiamati ad un sostanzioso contributo dalla panchina (soprattutto TT in un ruolo già vissuto con Blatt da Head Coach), l’ultimo giocatore che prendo in considerazione è Korver. A differenza di quella di JR Smith, che secondo me non ha grosse controindicazioni, la gestione di Korver sarà infatti importante e difficile per Lue. Le fragilità difensive della squadra rischiano di far soffrire un giocatore che invece ha dimostrato di poter essere un sufficiente difensore di posizionamento. Sarà importante proteggerlo, perché se riuscirà a stare in campo difensivamente (non come fatto con Boston, per intenderci, ma piuttosto come visto a Milwaukee) già solo la sua presenza in campo (pure senza tirare) permette di allargare il campo e costringe i difensori ad una attenzione continua nei suoi confronti.

Concludendo, è evidente che questa stagione debba essere vissuta in maniera intelligente a Cleveland, nonostante le Finals sembrino ampiamente alla portata (a meno di catastrofi impronosticabili) quasi a prescindere.

Il Re anche quest’anno calerà di rendimento l’anno prossimo, e le premesse per una stagione serena almeno fino alla Post-Season ci sono tutte. Ma non mancano i motivi per tenere le antenne dritte. Per prima cosa, ad Est non è detto che sia così semplice la cavalcata che tutti si aspettano. Ci sono infatti un paio di cavalli “da Regular” interessanti; se Boston con il fattaccio relativo a Gordon Hayward ha certamente perso tanto, Washington Wizards e Toronto Raptors rimangono squadre potenzialmente da 50W stagionali con le quali vanno fatti i conti per il primo posto in caso di inaspettate difficoltà.

Inoltre, se secondo me già ora i Cavaliers sono l’unica vera avversaria dei Golden State Warriors (forse con Oklahoma, sulla quale però serve un campione maggiore di partite per esprimere un giudizio), è pur vero che durante la stagione a Cleveland dovranno prendere una decisione importante: andare all-in scambiando la prima scelta dei Brooklyn Nets (che con lo sfortunato infortunio a Jeremy Lin ha guadagnato ancor più valore) in cerca di quel giocatore in grado di colmare un gap che ancora sembra esserci con Steph Curry e soci, oppure tenerla per non dover ripartire da zero in caso di (secondo me improbabile, mi lancio nel pronostico) addio di James nella prossima stagione?

Per questo insieme di cose sarà importante non solo vincere (cosa che almeno ad Est dovrebbe riuscire in ogni caso), ma creare finalmente una cultura offensiva e difensiva che prescinda, finalmente, dal solo estro del solito enorme LeBron. I pezzi giusti per competere ad altissimo livello ci sono tutti, vedremo se riusciranno a farlo come credo abbiano le possibilità di fare.

Nel frattempo serve trovare il giusto equilibrio.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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