Isaiah Thomas e DeMar DeRozan

Boston Celtics e Toronto Raptors: chi può fermare i Cavs?




Anche se i Washington Wizards stanno rimontando e si trovano al momento un gradino sopra i canadesi, come abbiamo già sottolineato, le principali candidate a ruolo di Cavs-stopper sono Boston Celtics e Toronto Raptors, tant’è che attualmente non è neanche da dare per già assegnato il primo posto nella Conference. Proveremo qui ad analizzare punto per punto la situazione per rispondere alla domanda che sorge ovvia: quale delle due potrebbe riuscirci davvero?

1. Quintetto

Guardando agli starter delle due squadre verrebbe da dire che in quel di Boston Isaiah Thomas sembra predicare un po’ nel deserto. Insieme a lui troviamo Avery Bradley e Jae Crowder, due specialisti difensivi (seppur entrambi incredibilmente migliorati anche sul piano offensivo nelle ultime due stagioni), e infine Al Horford e Amir Johnson. Se il confronto Thomas-Lowry regge, la stagione di DeRozan fa pendere il vantaggio verso il Canada per quanto riguarda lo spot di guardia (complice ovviamente anche l’infortunio di Bradley). Le due ali piccole sono il più curioso caso di somiglianza fisica e di stile di gioco della lega: Crowder e DeMarre Carroll sono l’esemplificazione del concetto di “3&D”, specialisti difensivi affidabili oltre l’arco dei 7,25. Per quanto riguarda il frontcourt, di nuovo verrebbe da dire che Toronto sia in vantaggio, soprattutto con l’aggiunta di Serge Ibaka di fianco a Jonas Valanciunas. Inaspettatamente, offensive e defensive rating dei due starting five sono praticamente equivalenti. La forbice si allarga tuttavia guardando agli assist: il quintetto iniziale di Boston è sesto con 17 assist di media, mentre i rivali canadesi sono solo ventiseiesimi a 12,5. Si tratta di due sistemi offensivi differenti, e come sappiamo bene quello dei Raptors resta comunque uno dei più efficaci della lega pur essendo basato più sugli isolamenti più che sulla circolazione di palla, ma sulla lunga distanza potrebbe pesare il fatto di avere più elementi coinvolti nel gioco e responsabilità meglio distribuite.
Vantaggio: Boston.

Jaylen Brown, Boston Celtics

Jaylen Brown, uno dei tasselli chiave della panchina dei Boston Celtics

2. Panchina


Con l’arrivo a Cleveland di due veterani come Deron Williams e Andrew Bogut, l’eventuale sfidante deve avere a disposizione il roster più lungo possibile. Come evidenziato da analisi recenti, la panchina dei Raptors è una delle più profonde e performanti dell’intera lega. La presenza di due specimen fisici come il brasiliano Nogueira e l’interessante rookie Pascal Siakam (che difficilmente però giocherà ancora molto, salvo infortuni) assicurano una presenza difensiva di rilievo, e l’acquisizione di PJ Tucker porta ancora più solidità in questo senso. Verrebbe da pensare che il rendimento offensivo del secondo e terzo quintetto non sia all’altezza, invece le statistiche dicono che attualmente la panchina dei canadesi produce più punti di tutte le altre: 110,2 punti su 100 possessi (quasi sei in più dei Celtics, undicesimi).
Vantaggio: Toronto.

3. Difesa/attacco


Si confermano le tendenze già sottolineate analizzando i quintetti: se verso metà stagione l’attacco dei Raptors scomodava addirittura paragoni illustri nella storia della NBA, ora il dislivello tra loro e i Celtics a livello di efficienza offensiva si è di molto assottigliato. Idem dicasi per la metà campo difensiva e quasi tutte le voci statistiche, escluso il numero di assist a partita. Il divario in questo caso è notevole: la squadra di Brad Stevens è ai vertici della lega con 24,9, dopo due macchine da statistiche come Warriors e Rockets e con il maggior distributore soltanto a 6,2 (ovviamente Thomas). I Raptors sono ultimi assoluti.
Vantaggio: Boston.

Kyle Lowry, Toronto Raptors

Kyle Lowry, dal suo stato di salute passano molte delle speranze dei Toronto Raptors

4. Scontri diretti


Toronto ha recentemente perso contro Washington, vendicandosi poi qualche giorno dopo ma cedendo ai Wizards il terzo posto nella conference. Si trattava però della prima sconfitta dei Raptors dopo gli inserimenti di PJ Tucker e Serge Ibaka a fronte di 3 vittorie, di cui una proprio contro i Celtics (4-2 il bilancio totale finora). 0-3 invece il record negli scontri con i campioni in carica, un dato che fa pensare. Contemporaneamente i Celtics battevano proprio i Cavs, alla prima in campo di Deron Williams, nonostante una tripla doppia di LeBron, portando sull’1-2 la serie stagionale contro Cleveland. La partita si è decisa negli ultimi minuti, e se guardiamo alle statistiche di squadra in clutch-time Boston è nella parte superiore in tutte le classifiche: considerando le partite con un differenziale massimo di 5 punti, i biancoverdi sono secondi solo ai Cavs per percentuale di vittorie (68,3%, Toronto è quindicesima a 47,5%) ma primi per numero di vittorie conquistate punto a punto negli ultimi 5 minuti, con 28 a fronte di 13 sconfitte (Raptors 19-21, Cavs 18-7). Per quanto ci convinca leggermente di più la capacità di conquistare partite difficili di Thomas e soci rispetto a quella dei canadesi, gli scontri diretti non mentono e assegneremo il vantaggio ai Raptors.

5. Stato di salute


Le assenze più di rilievo in casa Celtics sono state registrate da Al Horford (12 gare saltate), e Avery Bradley, out per 23 partite ma rientrato il 27 febbraio nella partita contro gli Hawks. Con la tegola dell’infortunio di Kyle Lowry, fuori per quattro-cinque settimane, i Raptors sono attualmente in svantaggio.
Vantaggio: Boston.

Per il momento della stagione che stanno vivendo, per l’impressione che l’inerzia sia dalla loro, per quelle sole 3 partite che li separano dalla cima della Eastern Conference, a oggi i principali anti-Cavs sembrano essere i Boston Celtics. I Toronto Raptors, tuttavia, hanno dimostrato nella prima parte di stagione di avere tutto ciò che serve per competere e ora, forti di nuovi importanti arrivi, hanno le carte in regola per non farsi intimidire da nessuno. Neanche da dei Washington Wizards che nelle ultime settimane si stanno candidando al ruolo con sempre più prepotenza.

È il solito incommensurabile piacere affidare ai Playoff l’ardua sentenza.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


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