All-Star Game 2018: da dove deriva il cambio della formula?




Perché è stata cambiata la formula dell’All-Star Game?

La risposta più maliziosa a questa domanda è quella che avete (abbiamo) letto negli ultimi mesi un po’ ovunque. La più scontata. L’Ovest è chiaramente più forte e, con Butler-George-Anthony (che magari se fosse rimasto ad Est l’ASG lo avrebbe fatto) che hanno cambiato Conference, la differenza non poteva che crescere ulteriormente in questa occasione. In effetti questa risposta maliziosa ha degli argomenti a suo favore: nelle ultime 7 edizioni della partita delle Stelle hanno vinto quelli della Western per 6 volte, le ultime tre in a row.

Spazio Curiosità: l’ultima volta che ad Est ne hanno vinti 3 di fila è stato nel ’96-’97-’98. Dal ’99 ad oggi, l’Ovest ne ha vinti tre di fila in ben tre occasioni: ’02-’03-’04, ’11-’12-’13, ’15-’16-’17

Pare comprensibile che questi risultati abbiano avuto un peso, tuttavia io non credo che sia questo il motivo principale del cambio di formula. 163-155 / 158-163 / 173-196 / 182-192: non sto dando i numeri, sono i risultati finali degli ultimi 4 ASG. Non ci sono stati supplementari: 318, 321, 369, 374 punti totali. Un’escalation di imbarazzo, a mio parere, accentuatasi in maniera decisa nelle ultime due stagioni.

Spazio curiosità: l’ultima volta in cui i punti totali all’ASG son stati meno di 250 era il 2006 (120-122 East), non erano mai stati segnati più di 300 punti prima del 2012 (149-152 West)

Mettiamo un punto nella nostra discussione: la “competitività” è un miraggio irraggiungibile e controproducente. I giocatori (giustamente) non vanno a rischiare infortuni o anche solo fatiche eccessive per una partita di esibizione a metà stagione, quando ci sono playoff da conquistare, contratti milionari da firmare, anelli da vincere. Lo capisco. Non sarò mai tra quelli che esclamano stizziti: “Questa non è pallacanestro!”… Baby, l’All-Star Game certamente non è pallacanestro, non ha nemmeno l’ambizione di esserlo. Ma l’ASG è uno spettacolo che ha l’obiettivo di essere divertente, e non lo è stato ultimamente, soprattutto nelle ultime due stagioni. È quello il problema. Uno spettacolo insulso, due ore perse a guardare supereroi che passeggiano per il campo, con palese difficoltà pure da parte loro a tirare avanti per 48 minuti uno “show” ormai diventato caricatura di sé stesso.

La nuova formula

Come avrete certamente letto/visto in giro, la formula è quindi cambiata. Si votano sempre i migliori 5 ad Est e ad Ovest, ma in questo nuovo format i due più votati delle due Conference fanno i capitani e scelgono “draft-style” tra questi 8 giocatori (4 ad Est e 4 ad Ovest, tolti ovviamente i due capitani stessi) quali saranno i loro compagni di squadra. Chiamate alternate, inizia il capitano che ha raccolto più voti (James quest’anno). Personalmente accolgo questa novità con piacere, in quanto sembra garantire (almeno formalmente) maggiore equilibrio tra i due team. Ma, più della modifica in sé, è il messaggio che la accompagna che mi piace: si cambia perché lo spettacolo delle ultime stagioni non è piaciuto. Nessuno infatti cambierebbe una formula che funziona.

Per quanto riguarda la modalità di scelta delle squadre, devo dire che non trovo particolarmente utile il draft “segreto” tra i due capitani: se il nuovo ASG dovesse funzionare, non mi stupirebbe in futuro la scelta di trasmettere questo draft in diretta Tv. Anche perché l’ordine di alcune chiamate sembra davvero il segreto di Pulcinella. Esempio: dite che se James non avesse scelto Durant con la prima chiamata, Curry lo avrebbe lasciato giù a sua volta?

Modalità segreta che io comunque non boccio in toto. Se è vero che lo spettro delle possibilità appare limitato, è comunque divertente per tifosi ed addetti ai lavori giocare su queste cose. Non è da escludere comunque, soprattutto al momento della scelta delle riserve, che ci sia stato un accordo tra i due capitani con uno “scambio” di scelte (a domanda precisa ad “Inside The NBA” James e Curry non hanno risposto). Davvero interessante poi la possibilità di vedere giocare insieme giocatori che raramente (o mai) in carriera hanno avuto questa possibilità (penso a Durant-James, o ad Antetokounmpo-Curry).

In generale insomma direi che questa nuova formula, almeno nelle premesse, va promossa. I vertici sono riusciti a mantenere le votazioni dei tifosi al centro del progetto, sono riusciti a promuovere un ASG più equilibrato senza penalizzare una Conference rispetto all’altra e hanno avuto il coraggio di cambiare prima che un paio di incidenti di percorso (gli ultimi due ASG) diventassero la pietra tombale di uno show moribondo. In questo senso, la NBA si dimostra ancora una volta tra le leghe sportive più reattive del pianeta.

Poi magari assistiamo ad una partita da 400 punti, e siamo al punto di dire “chiudete tutto che non avete capito niente“.



Nato a Dolo (VE) il 17/07/’87, non ama parlare di sé stesso in terza persona, quindi non lo farò. Mi piace scrivere e la scrittura creativa in particolare, mi piace la pallacanestro e la NBA in particolare, per forza di cose mi piace unire le due passioni e scrivere di pallacanestro e non mettere le virgole in particolare quando servono e aggiungere “in particolare” in ogni frase. La possibilità di poter discutere e di potermi confrontare con altri appassionati mi esalta. Nel basket, come nella vita, ho una predilezione particolare per gli “underdog”, gli sfavoriti. Il primo vero amore cestistico non poteva che essere Allen Iverson. Poi però è arrivato LeBron James e ho cambiato idea. Anche io ho studiato delle cose, vissuto delle altre cose e lavorato da qualche parte.


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