Dion Waiters, Miami Heat

12 in a row, la rinascita dei Miami Heat: da una top pick al draft ai playoff




A inizio stagione in quel di Miami era tutt’altro che semplice ipotizzare che regular season sarebbe stata. Gli addetti ai lavori si dividevano in due gruppi: da una parte chi preannunciava la rifondazione con obiettivo principale una top pick al prossimo draft, mentre dall’altra c’era chi focalizzava l’obiettivo di Miami nei playoff. La prima parte della regular season è stata molto altalenante, con pochi alti e tanti bassi. Con un roster falcidiato dai ripetuti infortuni, coach Spoelstra è stato spesso chiamato a reinventare giocatori fuori ruolo per schierare un quintetto e a presentarsi in alcune partite con due o tre riserve, andando a schierare oltre venti quintetti differenti. In tutto questo non si sono placate le voci circa alcune situazioni rilevanti, come il futuro di Goran Dragic, i ripetuti proclami di un tank non dichiarato nonostante le numerose smentite da parte di Pat Riley, le tante critiche piovute sull’organizzazione per quanto concerne la costruzione del roster, puntando su giovani, molti undrafted, e alcuni freeagent che non convincevano molto i tifosi. Insomma, nei primi mesi di regular season non è stato affatto facile lavorare a South Beach.

ALL’INFERNO E RITORNO

Dopo la quarta sconfitta di fila arrivata contro i Milwaukee Bucks, al 13 gennaio 2017 i Miami Heat registrano un record di 11-30 che vale il penultimo posto della Eastern Conference. Le voci sul draft sono in continuo aumento, si iniziano ad avvicinare i primi nomi dei prospetti in vista della lottery, su tutti Lonzo Ball. Tuttavia, qualcosa cambia. Diminuisce la lista degli infortunati, su tutti c’è il definitivo recupero di Dion Waiters. Viene firmato Okaro White che, oltre essere considerato un porta fortuna (unico giocatore NBA imbattuto), è stato chiamato fin dal suo arrivo a disputare importanti minuti per sopperire alle tante assenze. Iniziano ad arrivare le prime vittorie, tanto importanti quanto inaspettate: la prima è contro Houston, dopodiché Dallas e Milwaukee. Quella che dà più consapevolezza alla compagine della Florida è la vittoria contro i vice campioni dei Golden State Warriors, arrivata grazie a una tripla sulla sirena di Dion Waiters. Battuti i californiani, di seguito cadono contro Miami Brooklyn, Chicago, Detroit, ancora Brooklyn, Atlanta, Philadelphia, Minnesota e i più recenti Milwaukee Bucks.

Attualmente Miami ha infilato una serie di 12 vittorie consecutive, andando a pareggiare il record stagionale di Golden State e, inoltre, è diventata la terza striscia più lunga nella storia della franchigia. Oltre a ciò, Miami ha stabilito anche un record: infatti gli Heat sono diventati la prima squadra nella storia della Lega a vincere 12 partite consecutive con un record inferiore al 50%. Per come era iniziata la stagione, questo era tutt’altro che prevedibile. Adesso Miami si ritrova a sole due partite dall’ottavo seed, che significa playoff. Tutti si chiedono cosa sia successo a South Beach: sarà l’aria dell’oceano? Oppure Okaro White è un inestimabile porta fortuna? Scherzi a parte, il lavoro svolto da coach Erik Spoelstra e da tutto il suo staff in queste settimane è stato eccezionale, sono riusciti a rivitalizzare un roster con il morale a pezzi e in condizioni fisiche precarie.

Guardando al parquet, tutti i giocatori impegnati hanno dato una mano decisiva. Coach Spoelstra è riuscito a trovare un quintetto stabile e solido su cui costruire ed è composto da Goran Dragic, Dion Waiters, Rodney McGruder, Luke Babbitt e Hassan Whiteside. Oltre a ciò, il gioco di Miami è molto migliorato su entrambe le metà campo del parquet. In difesa gli Heat si chiudono molto bene concedendo pochi spazi agli avversari. In fase offensiva il gioco è diventato molto più veloce e concreto, con le percentuali che si sono alzate in maniera decisiva. Oltre a questi miglioramenti, nel complesso sono state fondamentali le prestazioni sfoderate da tutti i giocatori presenti nel roster.

I SINGOLI

Goran Dragic, Miami Heat

Goran Dragic, il trascinatore dei Miami Heat: 22.9 punti e 6.8 assist di media nelle ultime 12 gare

In primis Goran Dragic. Tutte le voci sul suo addio devono avergli dato una carica molto importante. Lo sloveno, dopo un inizio di regular season un po’ in sordina, da metà dicembre ha aumentato esponenzialmente il livello delle sue prestazioni, diventando un giocatore decisivo e imprescindibile per Miami. Soprattutto in questa striscia di vittorie è passato quasi tutto dalle sue mani: 22,9 punti & 6,8 assist di media nelle ultime 12 partite, con prestazioni di grandissima qualità su entrambe le parti del parquet. Insieme a Dragic, sono state fondamentali anche le prestazioni di Dion Waiters, soprattutto nelle prime vittorie della striscia, dove l’ex OKC era la punta di diamante dell’attacco Heat.

Hassan Whiteside è tornato il centro dominante, tanto in fase offensiva quanto in fase difensiva, che era a inizio stagione. Rodney McGruder, arrivato in punta di piedi dai Sioux Falls Skyforce (campioni uscenti della D-League), si è piano piano ritagliato un posto nel quintetto titolare, distinguendosi non tanto per le statistiche, ma per il duro lavoro e il sacrificio che mette in ogni singola partita, la così detta “classe operaia” che serve sempre. Molto importante anche il lavoro di un comprimario come Luke Babbitt. Non solo il quintetto però: le prestazioni dei giocatori in uscita dalla panchina sono state importanti e, spesso, decisive. James e Tyler Johnson fanno la differenza in ogni partita, attaccando il canestro o tirando dal perimetro, così come Wayne Ellington e Willie Reed, con il primo che sembra capace di tirare da ogni posizione e in ogni condizione, mentre il secondo non ha mai fatto rimpiangere l’assenza di Whiteside. Molto importante nella fase iniziale della striscia, Okaro White ha avuto meno minuti dal ritorno di Tyler Johnson, però ha convinto Miami a offrirgli un contratto garantito tagliando quella che, al momento, è la più grande delusione delle prima parte di stagione degli Heat: Derrick Williams.

PLAYOFF, DA ORMAI SOGNO AD OBIETTIVO

Appena 22 giorni fa dalle parti di South Beach si parlava di draft e si analizzavano i giovani profili che più si sarebbero adattati al gioco di Erik Spoelstra. Dodici partite dopo, l’unica parola che gira nei corridoi dell’AmericanAirlines Arena è playoff. È difficile ipotizzare come andrà avanti la regular season dei Miami Heat. La trade deadline del 23 febbraio è sempre più vicina e le voci sul futuro di Goran Dragic, nonostante le ottime prestazioni, non si sono mai placate. «Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza» cantava Alessandro Manzoni. Quello che sarà della stagione degli Heat lo scopriremo solo dal 24 febbraio: sarà lì che si capirà se l’obiettivo sarà una top pick al draft o i playoff. Nonostante tutto, Miami ha scritto una pagina di storia della franchigia e, soprattutto, della Lega.



Genovese classe 1997. La passione e l'amore per il basket sono cresciuti di pari passo nel corso degli anni, mentre le doti cestistiche sono rimaste al livello base. Una citazione racchiude tutta l'essenza: "Because limits, like fears, are often just an illusion" - Michael Jordan


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