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L’NBA e il marketing: i 5 punti di una strategia da successo planetario




La National Basketball Association punta ad insediarsi al vertice dello sport mondiale, e le possibilità che ci riesca sono davvero numerose. La maggiore lega professionistica di basket ha raggiunto un livello di popolarità eccelso, portando lo stesso sport ad essere il secondo più seguito nel mondo dopo il calcio. Lo strumento di cui ha fatto maggiormente uso David Stern prima, Adam Silver poi, è sicuramente il marketing.

Un progetto, quello di Stern, vincente, che vedeva alla base due decisioni che avrebbero cambiato le sorti dell’intera lega a partire dagli anni ’80: i test antidroga e il tetto salariale. Partì da qui il trentennio dell’avvocato di New York da commissioner NBA. Dalle stalle alle stelle, è proprio il caso di dirlo: in pochi anni Stern con la sua politica quadruplicò le entrate, totalizzando 1.2 miliardi di dollari derivanti da ticketing, merchandise e diritti TV. Sfruttando anche il talento che possedeva la lega, con la presenza soprattutto di Yao Ming capace di portare circa 20 sponsor, oltre che di Michael Jordan, Stern iniziò la sua politica di globalizzazione, punto ancora oggi su cui fa affidamento l’attuale commissario Adam Silver.

Adam Silver, commissioner NBA

Adam Silver, commissioner NBA

È il 1° febbraio del 2014, l’NBA passa dalle mani sapienti di David Stern ad Adam Silver. Cambio al timone, ma il progetto non può che proseguire sugli stessi punti. Ad unire le intenzioni dei due boss un solo vocabolo, seppur in anni differenti e quindi con i giusti accorgimenti dovuti in gran parte alla tecnologia: il marketing. Vediamo quali sono i 5 punti del piano marketing su cui fa affidamento l’NBA.

1. DIRITTI TV – Impossibile non esordire con i contratti televisivi. La lega potrà contare su un utile di 24 miliardi di dollari in diritti TV per il periodo 2016-2024 (derivanti soprattutto dai colossi ESPN/ABC E TNT), ben 2.6 miliardi a stagione, ovvero il triplo di quanto le franchigie hanno incassato fino a pochissimo tempo prima. A beneficiarne, ovviamente, non è soltanto la lega o i proprietari delle stesse franchigie felici del proprio investimento in un mondo decisamente lontano da quello europeo per quanto riguarda il business, ma anche e soprattutto i giocatori. Parte degli introiti verranno infatti versati nelle loro tasche, dal momento che il salary cap è passato dai 70 milioni l’anno del 2015-16 ai 94 di quest’anno fino ai circa 108 del 2017-18. Questo permetterà alla lega di continuare ad investire sulle proprie stelle, in quanto queste si sentiranno indubbiamente ripagate a livello economico. Ma di questo torneremo a parlarne nel punto 3.

Consapevole del successo raggiunto, Silver punta ad incrementare ancor di più le entrate. E il prossimo passo potrebbe essere il 4k, una nuova risoluzione della televisione digitale che farebbe sentire ogni telespettatore direttamente a contatto con l’arena. Non che la tecnologia sia stata messa da parte sino ad oggi: la qualità degli streaming da apparecchi fissi o mobili è soltanto uno degli esempi da prendere in considerazione al fine di valutare il potenziale di questa strategia. Tecnologia e diritti tv che toccano diversi paesi, anche europei, non soltanto gli USA.



Direttore editoriale e co-fondatore di NbaRevolution.com. Credo in un solo dio: LeBron James


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