Rising Stars Challenge: Bogdnanovic è on fire, Team World domina e vince 155-124




A Los Angeles, dopo lo show del Celebrity Game, è iniziato ufficialmente l’All-Star Weekend con il Rising Stars Challenge, che per il quarto anno di fila ha visto scendere in campo il Team USA contrapposto al Team World. Onestamente sulla partita non c’è molto da dire, in quanto più che un match di pallacanestro è stato un evento interamente dedicato all’intrattenimento del pubblico, con difese inesistenti che hanno consentito l’attuazione di uno show, a mio personalissimo parere, giudicabile discreto.

Evento che inizia a tutto gas, con un ritmo molto alto e tutti i giocatori che provano a rompere il ghiaccio cercando giocate spettacolari al ferro o una serie di tiri dalla lunga (lunghissima) distanza. Il primo ad esaltare il pubblico è Donovan Mitchell, che inchioda una schiacciata in contropiede con tanto di auto alley-oop sul tabellone. Purtroppo però, al di là di questa giocata del rookie degli Utah Jazz e di qualche alley-oop, non ci sono state troppe giocate definibili spettacolari. Le due squadre infatti con il passare dei minuti si concentrano sempre più sul tiro dall’arco, sbagliando davvero molti tiri cercando soluzioni improbabili che non appartengono allo starter pack di abilità di tutti i giocatori. L’unico che si contraddistingue fin dall’inizio è Bogdan Bogdanovic, che in questa prima frazione di gioco piazza quattro tripla, di cui tre di fila. A livello di punteggio è il Team World che ha preso in mano le redini della sfida, andando velocemente sulla doppia cifra di vantaggio e approfittando degli errori del Team USA per raggiungere anche le 20 lunghezze di margine. Nella seconda metà di gara la mira e le percentuali dei giocatori si aggiustano, e si creano anche più soluzioni per giocate spettacolari vicino al ferro. Tuttavia la partita ormai è su dei binari ben precisi e la squadra delle stelle americane non riuscirà mai più a rientrare, sprofondando fino al -31 del 155-124 finale.

Per la terza volta su quattro quindi il successo va ad un Team World ancora una volta dominante, con il premio di MVP che viene poi assegnato a Bogdan Bogdanovic, protagonista di una prestazione balistica davvero niente male. C’è da dire comunque che l’evento ha deluso parecchio. O meglio, chi si aspettava una sfida combattuta, magari come anticipazione dell’All-Star Game di domenica notte, di certo non avrà trovato minimamente interessante la sfida andata in scena stanotte: difese inesistenti, minimo impegno, tanti errori, troppa individualità e poche giocate davvero spettacolari. Un mix che potrebbe convincermi a dormire qualche ora in più l’anno prossimo.

Team World: Hield 29, Bogdanovic 26, Murray 21, Saric 18. Rimbalzi: Sabonis 11. Assist: Simmons 23.

Team USA: Brown 35, Kuzma 20, Tatum 15, Collins 11. Rimbalzi: Brown 10. Assist: Mitchell 7.

 

TOP

Jaylen Brown (USA): il giocatore dei Celtics gioca una partita da vero protagonista, alternando qualche alley-oop a dei canestri dalla distanza. E’ inoltre il giocatore che ha cercato di tenere in qualche modo incollata la sua squadra al Team World nella prima frazione di gara, mettendo a segno una ventina di punti. Alla fine sarà il migliore dei suoi e il top-scorer della competizione, piazzando 35 punti conditi da 10 rimbalzi.

Buddy Hield (World): poco spettacolare ma molto efficace: questo il riassunto del giocatore dei Kings. Alternando penetrazioni a tiri dalla lunga distanza si impone come top-scorer per il suo team, segnando a referto 29 punti.

Bogdan Bogdanovic (World): è l’MVP dell’evento. Nulla di spettacolare a livello di attacchi al ferro sia chiaro, ma ha incantato con le sue doti di tiratore, infilando ben 7 triple. Con la terza miglior percentuale al tiro tra chi si è preso almeno 12 tiri (56.3%), aggiungendoci anche 4 rimbalzi e 6 assist, la 27° scelta del Draft 2014 ha prodotto ben 26 punti.

Jamal Murray (World): gran bella prestazione per il rookie dei Denver Nuggest, che dimostra di essere un giocatore dotato di talento, soprattutto per quanto riguarda il tiro dalla distanza. L’emozione non lo blocca e mette in piedi una prestazione da 21 punti (57.1%), 6 rimbalzi e 7 assist.

FLOP

Joel Embiid (World): prima che la gente parta con gli insulti, è giusto fare premettere che il lungo dei 76ers ha giocato poco più di 8 minuti, in un contesto in cui la serietà c’entrava davvero poco. Purtroppo il pubblico non ha potuto vederlo al top, ma avremo tempo per rifarci gli occhi domenica notte.

De’Aaron Fox (USA): un paio di giocate ma niente di più. Diciamo che in quasi 20 minuti si sarebbe potuto andare oltre ad un misero 2/6 al tiro, magari cercando anche qualche giocata spettacolare.

Dennis Smith Jr e Donovan Mitchell (USA): gli inseriamo insieme perchè alla fine entrambi giocano praticamente lo stesso tipo di partita, per cui su di loro si possono affermare le stesse cose. Una giocata spettacolare a testa e niente di più, vagando nell’ombra per praticamente tutti i 20 minuti che sono rimasti in campo. Che si sian tenuti per lo Slam Dunk Contest?



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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