All-Star Game: i 5 migliori quintetti della storia della manifestazione




Con la partita delle stelle ormai alle porte, il web ed i social impazzano di curiosità sulla ricorrenza e propongono i più disparati quesiti, così, noi della Redazione, ci siamo chiesti quale delle due “coasts” negli anni è riuscita a mettere insieme la squadra, sulla carta, migliore. La scelta non è stata semplice ed è per questo che abbiamo deciso di proporre i 5 migliori quintetti che la storia ci ha regalato all’All-Star Game. Diamo inizio al countdown!

5- East 2003

In cabina di regia Allen Iverson, non in formato MVP come due anni prima ma comunque devastante, nel ruolo di guardia tiratrice una chiamata nostalgica ma doverosa per un 40enne con 20 punti di media a partita in quella stagione, il nome sarebbe anche superfluo ma se proprio non vi viene per stavolta vi dico che si tratta di Michael Jordan (in realtà a partire in quintetto fu Vince Carter, ma per l’ultimo ASG di MJ ci prendiamo questa licenza). Schierato da ala piccola in maniera un po’ anomala Tracy McGrady detto T-Mac; 203 cm di atletismo e talento allo stato puro sorretti da una schiena di cristallo per l’allora giocatore degli Orlando Magic e, come ala grande, Jermaine O’Neal che con 20+10 di media si guadagnò questo posto in quintetto. Manca un giocatore e per trovarlo vi porrò una domanda: si può andare all’All-Star Game con nemmeno 7 punti di media? La risposta dovrebbe essere un secco no, aggiungiamoci un “a meno che” e l'”a meno che”, in questo caso, è: a meno che tu non tenga 15.4 rimbalzi e 3.2 stoppate di media (mica male per un undrafted), in altre parole, a meno che tu non sia Ben Wallace. A dispetto dei giocatori a roster, dopo 2 supplementari l’Est dovette cedere agli avversari guidati da un Kevin Garnett da 37 punti, 9 rimbalzi e 5 rubate. Quando ancora si faceva sul serio.



Classe '99, scopre la pallacanestro solo alle scuole medie, in compenso scatta subito l'amore. Tifoso del gioco e delle squadre in grado di renderlo più importante dei componenti stessi. Affetto da sindrome bipolare, il suo alter ego venera LeBron e Westbrook.


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