Los Angeles 2018: il bilancio di un All-Star Weekend da incorniciare




Tiriamo le somme di un All-Star Weekend che sicuramente passerà alla storia: il 67esimo nella vita della Lega si è tenuto per la sesta volta a Los Angeles e per la terza (2004 e 2011 le altre) allo Staples Center. L’attesa era tutta per il nuovo format del main event (ci ha convinto parecchio) di domenica notte, con le squadre “draftate” dai due capitani LeBron James e Stephen Curry in pieno stile playground. Oltre alla partita delle stelle, però, l’intero weekend ha colpito positivamente, dal venerdì con un sempre divertente Celebrity Game e un Rising Star Challenge pieno di talento, al sabato con Skills Challenge, Three-Point Shootout e Slam Dunk Contest di assoluto livello e, infine, alla domenica con una partita (sì partita e non solo esibizione) molto emozionante.

Andiamo con ordine e analizziamo evento per evento tutto il weekend, partendo dall’All-Star Friday.

CELEBRITY GAME

Attori, cantanti, personalità di spicco della tv americana e ex giocatori e giocatrici di NBA e WNBA i protagonisti per una partita che ha visto scontrarsi il Team Lakers capitanato e guidato da Tracy McGrady e il Team Clippers di The Truth Paul Pierce. Per la cronaca la partita ha visto la vittoria dei Clippers per 75-66, ma sono stati molti i siparietti e le giocate divertenti con alcuni personaggi che hanno davvero sorpreso. Non male la prestazione di Justin Bieber in maglia gialloviola così come quella di Jamie Foxx in maglia Clippers, ma molto bello anche l’aver visto sul parquet il piccolo Miles Brown che ad appena dodici anni si è tolto la soddisfazione di segnare anche due punti allo Staples.

COSA CI E’ PIACIUTO: Senza dubbio ha rubato gli occhi Rachel DeMita che oltre ai 12 punti si è tolta anche la soddisfazione di diventare l’unica donna non ex giocatrice a partecipare a più di un’edizione del Celebrity Game. Impossibile, inoltre, non menzionare White Chocolate Jason Williams che per noi appassionati ogni volta che scende sul parquet con il suo 55 sulle spalle è sempre una gioia.

COSA NON CI E’ PIACIUTO: Si vuole scherzare, ma le performance da commentatori di Bradley Beal e Al Horford non sono state un granché, anzi. Qualche nome sbagliato, qualche risata di troppo, non ce ne vogliano, ma per il futuro da commentatori c’è ancora molto da lavorare. Lato serio, è mancato Kevin Hart. Brandon Armstrong mette a disposizione il suo solito show, ma la vera “attrazione” che ognuno vorrebbe sempre vedere al Celebrity Game è sicuramente Kevin Hart.

RISING STAR CHALLENGE

Bogdan Bogdanovic alza il premio di MVP del Rising Star Challenge

Per la quarta volta la sfida del venerdì vedeva i migliori Rookie e Sophomores della Lega divisi in Team World e Team USA, e per la terza volta a spuntarla è stata la squadra composta dai giocatori del resto del mondo, i quali hanno letteralmente dominato e vinto ogni parziale chiudendo con un sonoro 155-124. Il +31 finale è il secondo scarto più ampio mai registrato dal 2008, quando, ancora col vecchio format, i Sophomore vinsero di 41 punti contro i Rookie. Ma al di là della partita, la qualità dei singoli era davvero molto alta, con le franchigie che si sono davvero godute i loro campioncini: in primis i Sacramento Kings, che nella loro pur non esaltante stagione (eufemismo), hanno potuto mostrare il talento cristallino del serbo Bogdan Bogdanovic, a cui è andato il titolo di MVP grazie a 26 punti con 7/13 da 3 punti, e del bahamense Buddy Hield, top scorer del Team World con 29 punti. A seguire vi sono i Sixers, che con il trio composto da Ben Simmons, Dario Saric e Joel Embiid (quest’ultimo un po’ risparmiato per il main event di domenica) hanno rafforzato il concetto di Trust the Process, e i Celtics che vedevano impegnati nel Team Usa il sorprendente rookie Jayson Tatum e Jaylen Brown, miglior marcatore della partita con 35 punti.

COSA CI E’ PIACIUTO: La qualità tecnica e il livello altissimo delle giovani stelle della Lega. Il tasso tecnico era davvero molto elevato con giocatori che si imporranno (o lo stanno già facendo) nel panorama della Lega più importante del mondo. Jamal Murray, Donovan Mitchell e il già citato ben Simmons per nominarne tre, ma ce ne sarebbero altri. Anche l’anno prossimo il Rising Stars non dovrebbe avere problemi di qualità, insomma.

COSA NON CI E’ PIACIUTO: Ampia, molto ampia la vittoria del Team World, con le difese che stanno a guardare ed evento che si aggiudica sicuramente il premio di “finta partita” della manifestazione. Che serva un’invenzione di Adam Silver anche qui? Non troppo eccitante lo spettacolo complessivamente parlando, se si pensa alla bontà degli interpreti si poteva fare di più.

Arriviamo all’All Star Saturday, la serata dedicata alle tre gare individuali, tre nuovi re e tre competizioni di alto livello, vediamo come sono andate.

SKILLS CHALLENGE

Il vincitore dello Skills Challenge, Spencer Dinwiddie

Chi non è felice della vittoria del buon Spencer Dinwiddie, che avevamo dato per favorito, non è un vero appassionato. Nella gara che celebra i fondamentali della pallacanestro, palleggio, passaggio, tiro (lay-up e da 3 punti), finisce l’egemonia dei big men (campione in carica era Kristaps Porzingis, che da infortunato non ha potuto difendere il suo titolo), con il #8 dei Brooklyn Nets che mette la ciliegina sulla torta della sua fin qui straordinaria stagione. Il tabellone eliminatorio vedeva tra gli esterni Lou Williams, Jamal Murray e Buddy Hield, oltre allo stesso Dinwiddie, mentre tra i lunghi vi erano Andre Drummond, Al Horford, il mai banale (ve lo spieghiamo dopo) Joel Embiid e il finalista Lauri Markkanen.

COSA CI E’ PIACIUTO: Signore e signori, può risultare simpatico o antipatico ma il buon Joel non delude mai. Nella semifinale contro Lauri Markkanen i suoi due tentativi di passaggio non entrano nella rete, ma vedendo il finlandese avanzare fa finta di niente e lo insegue nella metà campo avversaria per il lay-up. Poi perde comunque, ma ragazzi questo è un genio! Per la parte seria, invece, il rookie dei Bulls ha davvero colpito molto, abbinando all’ormai nota capacità di tirare dall’arco delle discrete abilità di palleggio e passaggio. Insomma, davvero un bel vedere.

COSA NON CI E’ PIACIUTO: La sua faccia diceva tutto: non era questa la sera in cui voleva essere protagonista Sweet Lou. Possiamo considerarci abbastanza d’accordo, lo avremmo voluto nel main event, vista anche la vicenda Jimmy Butler, tuttavia un minimo di impegno e di spettacolo in più poteva regalarlo.

THREE-POINT SHOOTOUT

Devin Booker. vincitore del Three-Point Contest

I migliori tiratori della Lega ad affrontarsi nei 25 tiri tiri da tre dalle cinque posizioni fondamentali. La vittoria è andata ad un infuocato Devin Booker che realizza nel final round 28 punti con 20/25, troppi anche per un cecchino come Klay Thompson. Bene anche Tobias Harris, terzo alla fine di fronte al suo nuovo pubblico, non bene il campione in carica Eric Gordon, Kyle Lowry e Paul George, autori di punteggi piuttosto bassi, buona comparsata per Wayne Ellington e Bradley Beal, già con la testa alla prima presenza all’ASG.

COSA CI E’ PIACIUTO: I puristi del gioco avranno sicuramente apprezzato osservare le differenti tecniche di tiro dei vari campioni in gara. Irrisoria la capacità di Booker di tirare (e segnare) senza fare fatica, impressionante la capacità di prendere il ritmo di Klay Thompson, faticosa la tecnica di Tobias Harris che saltando molto con un tiro molto fisico andava in calando con la precisione soprattutto negli ultimi carrelli. Altissimo comunque il livello soprattutto nel final round, a Klay Thompson non è bastato fare 25 punti per vincere e questo la dice lunga.

COSA NON CI E’ PIACIUTO: Chi è rimasto sveglio la notte per godersi in diretta lo spettacolo il commento di Pessina sulle caviglie di Klay Thompson se lo aspettava, non è arrivato e ci siamo rimasti un pochino male. Altra nota negativa l’assenza di Stephen Curry, può starci il riposo vista la stagione lunga e difficile ma un tiratore così lo vorremmo vedere sempre e comunque, soprattutto nella kermesse dell’All-Star Weekend.

SLAM DUNK CONTEST

Ha trionfato uno spaziale Donovan Mitchell, lo ha fatto in finale contro un Larry Nance Jr. visibilmente emozionato e desideroso di onorare il padre, eliminati in precedenza due saltatori impressionanti come Victor Oladipo e Dennis Smith Jr. Questa gara delle schiacciate non è stata all’altezza del pazzesco spettacolo del 2016, ma piano con le critiche: il 2016 è stat anormalità allo stato puro, mentre questa è stata una signora gara della schiacciate dove potenza e atletismo hanno davvero impressionato.

COSA CI E’ PIACIUTO: Un po’ vintage, un po’ retro, ci è piaciuto l’onorare gli Slam Dunk Contest passati. Dalla scontata, ma pur sempre molto emozionante schiacciata di Larry Nance Jr. alla Larry Nance, alla scelta di Donovan Mitchell di indossare le divise di Darrell Griffith (ex dei suoi Utah Jazz) e di Vince Carter con la schiacciata che gli è valsa la vittoria. A nostro modesto parere meritava un punteggio più alto anche la schiacciata di Dennis Smith Jr., un 360° con la palla passata in mezzo alle gambe.

Donovan Mitchell che schiaccia con la maglia di Darrell Griffith

COSA NON CI E’ PIACIUTO: Era lecito aspettarsi un po’ più di creatività e fantasia. Non da Larry Nance Jr., un saltatore e schiacciatore atletico e fisico nel vero senso della parola, ma piuttosto da Victor Oladipo. Commerciale e hollywoodiana la trovata della maschera per il film in uscita, ma si poteva fare sicuramente di più. L’unico che ci ha provato un po’ di più ed è stato premiato è stato Donovan Mitchell, gran trovata l’alzata sul secondo canestro, simpatica la gag con Kevin Hart. Un aspetto che rimarrà oscuro è invece DJ Khaled, perché il suo voto era sempre diverso da quello degli altri giurati? La sua presunta capacità superiore di giudicare non è passata inosservata e Benny the Bull gliel’ha fatta pagare nella notte di domenica.

Arriviamo ora al Main Event, la partita che tutti aspettavamo e che doveva sancire il giudizio positivo o negativo sulla nuova formula dell’All Star Game.

ALL STAR GAME

LeBron James schiaccia nel cuore della difesa del team Stephen

Il giudizio è unanime e non può che essere positivo, vi è stata l’esibizione dei talenti, vi è stato lo spettacolo, ma non è mancata la partita, la competizione e la sfida. I protagonisti sono parte dell’Olimpo della pallacanestro mondiale, la lettura dei due quintetti è davvero impressionante e l’organizzazione del grande evento non ha fatto una pecca. Il Team Stephen ha guidato la partita per lunghi tratti salvo poi soccombere negli ultimi 4 minuti di gioco dove è stata partita vera con attacchi e DIFESE di altissimo livello. L’MVP non poteva che andare al capitano del team vincente LeBron James: The Chosen One chiude con 29 punti, 10 rimbalzi e 8 assist sfiorando la tripla doppia e surclassando un Curry impreciso al tiro. Da segnalare però le prestazioni di molti: Antetokounmpo, fisicamente e tecnicamente devastante, Damian Lillard, 21 punti in 20 minuti, DeMar DeRozan, ispiratissimo nella sua città natale, ma anche gli stessi Westbrook e Irving che ritrovavano i vecchi compagni Durant e James e sono stati fondamentali nella combattuta parte finale. Plauso per Karl-Anthony Towns e Joel Embiid, i due lunghi del Team Stephen hanno bagnato il loro esordio nella partita delle stelle con due prestazioni superbe.

COSA CI E’ PIACIUTO: Tanto, quasi tutto. Sicuramente tutto degli ultimi 4 minuti: vedere utilizzato l’Instant Replay, vedere James protestare, vedere Harden difendere e vedere time-out convincenti e seri. Ci è piaciuto però anche il resto della partita, il fatto che ci sia sempre stata partita e che si sia giocato per vincere. Toccante vedere Anthony Davis indossare la maglia di DeMarcus Cousins, impressionante vedere Antetokounmpo che tiene e sporca la palla a Kyrie Irving in isolamento uno contro uno, spettacolo puro vedere Embiid segnare da 9 metri e stoppare Westbrook nell’azione successiva. Adam Silver ha detto che dall’anno prossimo anche il draft verrà trasmesso in diretta, c’è poco da fare, questi sanno fare spettacolo e lo sanno fare bene, molto bene. Vi è anche la nota Flavio Tranquillo: “Horford sta in questa partita come una marmellata di mirtilli in una spaghettata”, paragone azzeccato, chapeau.

Curry si gusta i suoi pop corn

COSA NON CI E’ PIACIUTO: Vi sono anche delle note negative però e la prima è Jimmy Butler. Il 23 dei Timberwolves non è sceso in campo, poiché affaticato. Non ce ne voglia, ma piuttosto di vedere una stella in meno ci saremmo volentieri goduti Chris Paul, Lou Williams o chi per essi. Questa scelta non ci è piaciuta e non ci convince. Impossibile, a parere nostro, giudicare le lunghe attese o i lunghi spazi dedicati a esibizioni o spettacoli più o meno interessanti, fa parte del contesto, fa parte della cultura americana e fa parte dell’enorme sistema di marketing dell’NBA e di tutto lo sport americano, anziché criticare c’è da guardare ed imparare perché lo show è stato veramente eccezionale.



Appasionato dello sport in generale, gioco a basket da quando avevo 5 anni, sogno di diventare giornalista sportivo e i miei idoli sono Kobe Bryant, Valentino Rossi e Alex Zanardi.


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