Rising Stars Challenge preview: tanto talento e tante sorprese in una delle edizioni migliori degli ultimi anni

I 30 assistenti allenatori NBA hanno selezionato 20 giocatori al primo e secondo anno dividendoli tra USA e resto del mondo per scontrarsi nella partita delle Rising Stars, in programma venerdì in apertura dell’All Star Weekend di Los Angeles.
A guardare i roster ci si rende conto che potrebbe uscirne una partita veramente interessante, così come interessanti sono le prospettive delle giovani stelle che sono salite alla ribalta negli ultimi due anni.

A guidare il World Team ci saranno ben tre componenti dei Philadelphia 76ers: Joel Embiid, Ben Simmons e Dario Saric, originari rispettivamente di Camerun, Australia e Croazia. Molto probabilmente Embiid vedrà poco il campo, vista la partenza in quintetto titolare alla partita “dei grandi” nella compagine scelta da Steph Curry, ma la presenza di tre giocatori (massimo di sempre per una sola squadra nella storia del Rising Stars/Rookie Challenge) rappresenta per i Sixers la definitiva uscita dal tunnel di sfortuna in cui erano intrappolati da anni: nel 2017/2018 hanno finalmente potuto schierare Embiid (scelto nel draft 2014) e Simmons (draft 2016, sulla buona strada per essere il secondo rookie nella storia dopo Magic Johnson a chiudere la stagione con almeno 16 punti, 7 assist e 7 rimbalzi di media) con continuità dopo un calvario di infortuni, con il croato a fungere da collante di un gruppo che attualmente è in corsa per l’ottavo posto a Est.
Oltre a Embiid e Saric, nel gruppo dei secondo anno facenti parte del World Team troviamo il bahamense Buddy Hield, il canadese Jamal Murray e il lituano Domantas Sabonis. Il figlio del Principe del Baltico pare aver trovato la sua dimensione nel ruolo di centro di riserva nei sorprendenti Indiana Pacers, tant’è che le sue cifre sono equiparabili a quelle del suo collega di reparto Myles Turner.
Anche i Denver Nuggets del ventenne Murray stanno disputando una stagione al di sopra delle aspettative: in questo momento sono settimi nel competitivo Ovest, e parte del merito va proprio al canadese, il cui rendimento unito a degli interessanti margini di crescita fanno di lui l’elemento chiave nel futuro della franchigia del Colorado (ne abbiamo parlato qui). La sesta scelta assoluta al draft 2016 Buddy Hield, con la sua costante crescita come realizzatore, farà da rappresentante nella kermesse di metà stagione per i giovani Sacramento Kings insieme al serbo Bogdan Bogndanovic, che con i suoi 25 anni è il partecipante con alle spalle più esperienza e se per questo anche più trofei, tra Eurolega e argento Olimpico.
Completano il novero dei rookie provenienti dal resto del mondo le poche note positive della stagione di tre squadre non esattamente al top della Lega. I Memphis Grizzlies hanno ottenuto con la quarantacinquesima scelta il canadese Dillon Brooks, che si è fatto notare già dall’opener stagionale stabilendo il record ogni epoca di punti per un canadese al debutto, con 19. A New York c’è poco da stare allegri, dopo il pesante infortunio di Porzingis che ha ipotecato ogni velleità di playoff, ma il francese Frank Ntilikina ha fatto intravedere lampi di assoluto interesse soprattutto considerando che con i suoi 19 anni è uno dei giocatori più giovani della NBA. Appena una scelta più su nello scorso draft, alla settima assoluta, i Wolves hanno scelto il finlandese Lauri Markkanen per poi mandarlo ai Chicago Bulls nella trade per Jimmy Butler. Il rendimento di Markkanen sta facendo strabuzzare gli occhi ad addetti ai lavori e appassionati: oltre a mettere a referto 15,2 punti a partita è stato il giocatore più veloce di sempre a raggiungere le 100 triple segnate (41 partite).

Anche il roster dello U.S. Team è un coacervo di storie e sorprese.
Vi ricordate il record dei Sixers di cui vi parlavamo in apertura, quello dei tre giocatori selezionati per il Rising Stars provenienti da una sola squadra? Beh, è arrivato ex aequo con quello dei Lakers, che venerdì sera sul campo di casa vedranno esibirsi Lonzo Ball, Kyle Kuzma e Brandon Ingram. Se da un lato non stupisce vedere il nome della seconda scelta assoluta dell’ultimo draft, nonostante la stagione di Lonzo sia un continuo alternarsi di alti e bassi, e del top-scorer giallo-viola Ingram, che con i suoi 16 punti di media ha quasi raddoppiato il suo rendimento offensivo rispetto alla scorsa stagione, dall’altro la convocazione della ventisettesima scelta Kuzma è sì una sorpresa, ma anche la conferma della continuità mostrata nella sua prima galvanizzante metà di stagione.
L’unico che possa ambire a soffiare a Kuzma il titolo di “steal of the draft” è però Donovan Mitchell (che sarà anche da tenere d’occhio allo Slam Dunk Contest), il quale a 19,4 punti di media con singole sfuriate oltre i 40 potrebbe essere il primo rookie a chiudere la stagione come miglior realizzatore di squadra nella storia degli Utah Jazz, Jazz che al momento in cui sto scrivendo sono reduci da 8 vittorie consecutive, ottenute tra le altre contro Warriors, Raptors, Spurs e quei Pelicans che si trovano soltanto due gare più in alto nella corsa ai playoff.
Due giocatori dello U.S. Team che vivranno sicuramente la post-season in prima persona sono Jaylen Brown e Jayson Tatum, rispettivamente al secondo e al primo anno ai Boston Celtics. Entrambi stanno avendo un impatto decisivo sulle sorti dell’ottima stagione di Boston: il primo ha visto e rilanciato le buone impressioni della sua stagione da rookie, il secondo sta dimostrando maturità e attitudine fuori dal comune, guidando oltretutto per qualche mese la classifica dei migliori tiratori dalla distanza (43% attualmente).
I restanti sophomore a roster sono Kris Dunn, che a Chicago sta avendo il giusto spazio per sviluppare il suo gioco, Taurean Prince, in netta crescita come all-around player in quel di Atlanta, e lo scorso rookie dell’anno Malcolm Brogdon che però non scenderà in campo a causa di un infortunio.
La diciannovesima scelta degli Hawks John Collins, un’ottima sorpresa finora, e il secondo realizzatore dei Dallas Mavericks Dennis Smith Jr. completano la compagine statunitense.

I coach saranno i due capo-assistenti allenatori di D’Antoni e Casey all’All Star Game, e gli ingredienti per divertirci ci sono tutti: chissà che nei due roster non si nasconando grandi protagonisti del futuro della Lega.



La passione per il basket mi accompagna da tutta la vita, insieme a quella per la musica. Dopo averlo scoperto ho assistito incredulo agli ultimi due anni di carriera di MJ (ai Bulls), per poi innamorarmi perdutamente e per sempre dei San Antonio Spurs.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *