All-Star Game 2018 preview: dancing with the stars




L’anno scorso ci eravamo chiesti se, a discapito delle precedenti edizioni in cui l’agonismo veniva decisamente sepolto dallo spettacolo, con punteggi a dir poco surreali, finalmente ci potesse essere una partita vera. E alla fine siamo stati accontentati. Passato un anno, a tre giorni di distanza dal 67° All-Star Game (il sesto nella città di Los Angeles, che determina così un record) la domanda rimane la stessa. Infatti, per la prima volta nella storia della manifestazione non avverrà lo storico scontro tra Eastern Conference e Western Conference, con l’arrivo di un nuovo format molto discusso e di cui avevamo già parlato in precedenza, il quale ha prodotto due roster abbastanza differenti tra loro, e con ce ne vogliano i giocatori partecipanti, per qualità tecniche e rendimento in termini di spettacolarità. I dubbi quindi principalmente sono due: vedremo un po’ di agonismo? La differenza tra i due roster determinerà una partita completamente a senso unico?

Team LeBron vs Team Steph

Senza dilungarci nella spiegazione del funzionamento del nuovo format e di quali possano esserne gli aspetti positivi e quelli negativi, argomento di cui parleremo in un pezzo a parte, andiamo ad analizzare le due squadre che si scontreranno nella notte tra domenica e lunedì (2:00 ora italiana): il Team LeBron e il Team Steph.

Il roster originario del Team LeBron

La squadra messa in piedi da Sua Maestà LeBron James è a dir poco spaziale: Kyrie Irving, Kevin Durant, DeMarcus Cousins e Anthony Davis come starters, Russell Westbrook, Bradley Beal, Victor Oladipo, John Wall, Kevin Love, LaMarcus Aldridge e Kristaps Porzingis a costituire la panchina. Certo, a vederla così, non ci sarebbe molta storia, tuttavia la dea bendata non è stata molto clemente nei confronti di questo team, ma soprattutto nei confronti di tutti gli appassionati di pallacanestro. Il Team LeBron infatti è stato falcidiato dagli infortuni, perdendo ben quattro protagonisti di alto livello: DeMarcus Cousins, John Wall, Kevin Love e Kristaps Porzingis. Al loro posto sono stati chiamati Paul George (starter al posto di Cousins), Andre Drummond, Goran Dragic e Kemba Walker, i quali, non ce ne vogliano, non sarebbero proprio sullo stesso piano di coloro che originariamente dovevano presenziare all’evento. Ecco perchè, da tantissimo entusiasmo, si è venuto a creare un po’ un clima di delusione intorno alla squadra capitanata dalla star dei Cavaliers. Onestamente, a nostro modesto parere, lo spettacolo non mancherà, in quanto sarà davvero super interessante e divertente vedere all’opera con la stessa casacca The King. il suo ex compagno di squadra Kyrie Irving e il suo attuale rivale al titolo Kevin Durant. Dalla panchina inoltre ci sono talenti del calibro di Westbrook, che già l’anno scorso ha dimostrato di poter essere decisivo anche non partendo titolare, Oladipo e Beal. Sicuramente quelli che potrebbero rimanere un po’ oscurati sarebbero Aldridge, Dragic e Walker, con George e Drummond che tutto sommato potrebbero dire la loro. Alla fine dei conti ci ritroviamo una squadra che può regalare, nonostante le assenza, molto spettacolo (ricordiamo che Oladipo farà lo Slam Dunk Contest) e che, se ci dovesse essere agonismo, potrebbe anche dimostrare qualcosa a livello difensivo. Per quanto riguarda infine il toto-MVP, sono 4 i nomi che se la giocano: James, Durant, Davis (MVP in carica) e Westbrook.

Il Team Steph che prenderà parte all’All-Star Game

Il Team Steph invece, sebbene sia stato risparmiato dall’ondata di infortuni, originariamente poteva presentare un piccolo deficit di talento a confronto con il Team LeBron, ma la rivoluzione nella squadra capitanata dal #23 dei Cavs dovrebbe aver portato un po’ più di equilibrio, almeno sulla carta. Ma andiamo a conoscere coloro che affiancheranno la star dei Warriors in questo All-Star Game: James Harden, DeMar DeRozan, Giannis Antetokounmpo e Joel Embiid come starters, Kyle Lowry, Damian Lillard, Jimmy Butler, Klay Thompson, Draymond Green, Karl-Anthony Towns e Al Horford. Roster che di certo non manca di qualità e spettacolarità e che ha tutte le carte in regola per competere alla grande, sempre che la partita prenda la strada dell’agonismo (ma siamo fiduciosi visto quanto successo l’anno scorso). Curry contrapposto ad Irving, Harden vs Durant, DeRozan faccia a faccia con George, The Greak Freak in lotta contro The King e, infine, il grande Joelone contro Davis, l’MVP in carica dell’evento: questi sono gli accoppiamenti che si dovrebbero vedere in campo domenica notte e che sulla carta dovrebbero fare scintille. Il Team Steph può contare anche su una panchina di tutto rispetto, soprattutto grazie alla presenza di Lillard e Towns, con Green e Lowry in grado di mettere a servizio dei nuovi compagni le loro doti di passatori, mentre Butler e Thompson quelle di tiratori e difensori. L’unico che sembra un po’ stonare è Al Horford. Il centro dei Celtics non è proprio il tipo di giocatore in grado di regalare spettacolo, ma ha delle abilità che comunque potrebbero essere utili alla causa. Infine, i candidati al premio di MVP della manifestazione a nostro parere in questa squadra potrebbero essere essenzialmente due: James Harden e Giannis Antokounmpo. Occhio però a Lillard, che potrebbe sorprendere tutti.

Non ci sono tante altre considerazioni da fare, dato che le analisi tecnico-statistiche non hanno alcun senso ad un All-Star Game. Il nostro auspicio è quello che ci sia tanta competizione, in modo tale da si regalare spettacolo, ma evitando di far annoiare gli spettatori. Non per forza 40 minuti di schiacciate, alley-oop e difese inesistenti porta ad un evento memorabile. Anzi, è l’agonismo, mischiato ovviamente allo show, che porta spesso quel pizzico abbondante di divertimento in più che ti tiene incollato allo schermo. Come ultimo avviso, potremmo sostenere quai quasi che dovrebbe spuntarla il Team LeBron, anche se lo sgambetto di Curry e soci è dietro l’angolo.



Veneziano classe '98. Grande appassionato di basket (anche se seguo in generale praticamente ogni sport), ma anche di musica e film. Sono cresciuto inseguendo la figura di Kobe Bryant e ho due frasi preferite riguardo lo sport: "Hard work beats talent when talent fails to work hard" (Kevin Durant) e "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better" (Samuel Beckett).


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